Impianto pesa-container, boom di utilizzi

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L’ Interporto Vespucci di Guasticce si qualifica sempre di più come retroporto, con servizi dedicati alle banchine. E in attesa che venga finalmente risolto il collegamento ferroviario diretto attraverso l’auspicato “scavalco”, si susseguono gli incontri operativi perchè il complesso possa anche diventare un nodo delle reti Ten-T attraverso la diretta ferroviaria su Firenze e da qui sugli hub ferroviari del centro Italia. Ma se la ferrovia è il futuro prossimo, c’è già un presente che tira forte e aiuta il porto. Si tratta dell’impianto di pesa dei contenitori che, istallato un anno e mezzo fa con un investimento di circa 250 mila euro (metà il Vespucci e metà l’Authority portuale) praticamente si sarà ripagato entro quest’anno, con un crescendo continuo di utilizzi. La pesa dell’interporto è totalmente automatica, nel senso che funziona senza alcun ricorso di personale: il camion con il container da pesare entra dall’apposito varco, si posizione sulla piattaforma e l’au-tista riceve in pochi minuti una scheda stampata con i dati relativi al peso e quanto serve per la sua identificazione. Il tutto a un costo appena superiore ai 20 euro + Iva. Un numero crescente di autisti, non tutti diretti all’imbarco nel nostro porto, utilizza la pesa del Vespucci per la sua comodità, la velocità dell’operazione e il fatto che l’impianto è a disposizione h/24, senza alcuna interruzione.

Secondo Bino Fulceri, amministratore delegato del Vespucci, con la pesa automatica il retroporto è sempre più integrato nei servizi allo scalo. Del resto l’Autorità portuale di sistema presieduta dall’ingegner Stefano Corsini fa parte della società già da anni (il vicepresidente del Vespucci continua ad essere il segretario generale dell’AdsP Massimo Provinciali) e sta operando in chiave di programmazione dei servizi per lo stesso sistema sia in progetti con le Ferrovie, sia avendo già stabilito di aumentare la propria quota di partecipazione alla Spa. L’obiettivo è di fare dell’interporto/retroporto un hub anche ferroviario, che consenta di spedire sui vagoni cargo quote sempre crescenti di contenitori sbarcati a Livorno e diretti al nord Italia. Gli accordi con ferrovie ma anche coi principali interporti della Lombardia sono di questi giorni e l’unico ostacolo — in via di soluzione — è oggi rappresentato dalle gallerie del tratto appenninico tra Firenze e Bologna, troppo basse per la sagoma dei contenitori da 40′.